LA VOCE NON SI DELEGA

L’AI ha azzerato il costo dello scrivere. In paga è schizzato alle stelle il valore del risultare riconoscibili, suonando diversi dagli altri.

Perché è importante

Se tutti possiamo generare un sacco di articoli ogni giorno con un tono “competente ma amichevole” (esempio assolutamente a caso!), quel tono diventa la nuova banalità. Il rischio oggi non è produrre pochi contenuti. Il rischio è che nessuno ci riconosca e capisca che li abbiamo scritti noi. Già.

Approfondiamo

Si è creata una situazione che potrebbe sembrare un po’ paradossale. Per risuonare umani, dobbiamo fare una cosa che sembrerebbe l’esatto contrario: identificare e codificare con somma precisione le nostre sfumature espressive e verbali. Manco fossimo il più puntiglioso degli ingegneri.

Mi spiego.

L’AI ha dato il colpo di grazia a una scrittura che non sia molto distintiva. Sia chiaro, una scrittura non distintiva non era la soluzione ideale nemmeno prima. Diciamo però che faceva spesso il suo lavoro, senza infamia e senza lode. Ci aiutava a comunicare ciò che dovevamo comunicare. Stop. Il problema, adesso, è che quella scrittura la produce l’AI: veloce, senza fatica, apparentemente senza grandi errori (allucinazioni a parte, occhio! 😱). Il risultato suona discretamente bene. A volte anche professionale. Ma…

Suona come tutti gli altri.
Questo è il punto.
Come. Gli. Altri.

Si distingue davvero solo chi ha una voce riconoscibile. Chi — prima di farsi aiutare dall’AI — ha definito con cura il proprio Sistema di identità verbale.*

Attenzione: non parliamo di un PDF digitalmente polveroso con tre aggettivi messi in croce sulla personalità del brand. Quello non serve a nulla.

Parliamo di un sistema vivo, che distingua il nostro modo di esprimerci. Parole da usare e parole da evitare, strutture, toni, esempi concreti di come comunichiamo quando siamo davvero noi. Un sistema che usiamo noi, ma che possiamo far usare anche all’AI quando vogliamo farci aiutare ad amplificare la nostra voce senza correre il rischio di sembrare come chiunque altro.

C’è anche un secondo punto.

Basta magnificarsi sempre e comunque. Chi legge vuole sapere chi sono le persone che stanno dietro al sipario. Quali scelte affrontano? Quali momenti di incertezza? Giusto per citare due cose. Insomma, storie vere, non comunicati stampa.

Basta promozione ossessiva, benvenuto il diventare architetti di narrativa. Non pensiamo al nostro ego ma all’esperienza di chi legge. A volte anche tirando in ballo la vulnerabilità. Sì, quella che spesso ci lascia un po’ perplessi, ma che costruisce più fiducia di qualsiasi campagna patinata.

Noi ricordiamo le storie autentiche molto di più dei semplici fatti. 22 volte di più. Non pinzillacchere. A essere onesti quel numero 22 viene citato molto spesso ma non è dimostrato in nessuno studio specifico 😂. Perché lo cito, allora? Per il concetto che che c’è sotto: il nostro cervello in effetti è biologicamente programmato per le narrazioni. Quando siamo di fronte a dati puri si attivano solo alcune aree, le storie invece ne coinvolgono di più. Emozioni incluse. Nella nostra mente si crea una sorta di “simulazione” che ci rende l’informazione non solo comprensibile, ma più memorabile. 22 volte più memorabile? Non lo so e probabilmente non lo sa nessuno. Ma sicuramente molto più memorabile, ed è questo il punto.

La prossima volta che scriviamo un post, un articolo, una newsletter, ricordiamoci questi due aspetti: voce riconoscibile e storie autentiche.

Un pappagallo nella sua versione in piume ed ossa di fianco alla sua versione digitale
L’originale e la versione “delegata”. © Nano Banana Pro

Fonti consultate:
1. Authentic Brand Storytelling: Why Real Content Wins in 2026
2. AI and Brand Identity: What Happens When No One Owns the Voice
3. Pulling back the curtain: Expert tips on sharing brand backstories
4. Harnessing the Power of Stories (qui la professoressa Jennifer Aaker parla espressamente del numero 22, “Stories are remembered up to 22 times more than facts alone.” ma non viene citato alcuno studio specifico).

* Sistema di identità verbale: un approccio alla voce del brand che identifichi personalità, tono, regole, per garantire coerenza e distinzione su larga scala. Anche ci si fa aiutare dall’AI per produrre contenuti.

Coloured portrait of Maurizio Piacenza, AKA ilpiac.